Salina Calcara di Trapani e Paceco - Foto panoramica

Saline di Trapani e Salina Calcara: panoramica

Le Saline trapanesi sono tutte collocate presso Contrada Nubia, nel Comune di Paceco, estendendosi fino ad arrivare alla frazione di Marausa nel Comune di Trapani.

Visita virtuale con video interviste che illustrano le origini storiche della salina e le attività di sali-coltura svolte tradizionalmente presso i bacini salmastri di accumulo del sale, adiacenti alle Case Calcara.
Gettiamo anche uno sguardo sintetico e completo sulla tradizione, la storia e le attività di sali-coltura delle Saline di Trapani più in generale con delle interviste espositive all’avvocato Palermo e figli.

Diamo, col video tour che segue, un sguardo dall’alto della Salina e delle Case Calcara per poter ammirare la sua bellezza e la sua natura.



La riserva naturale delle Saline trapanesi sa sempre suscitare emozioni, simili a quelle di chi ammira un quadro in tutta la sua bellezza… Sii perché anche la natura ha la sua vena artistica e la sua armonia.
Passeggiando lungo i bordi delle vasche nelle ore che precedono il tramonto, si ha la possibilità di entrare in contatto con una natura sorprendente e suggestiva.
Un contrasto di colori, un profumo unico che si propaga nell’aria e un senso di serenità che avvolge l’anima. Visitare le saline è un’opportunità per passeggiare tra mulini a vento e cumuli di sale bianchissimo che si riflettono, in un magnifico gioco di luci e colori, nelle vasche di acqua calda: alcune di colore blu, altre di colore rosa.
Per conoscere più da vicino l’attività svolte nell’area della riserva, quasi mille ettari costituiti da saline di proprietà privata in cui viene tuttora praticata la sali-coltura (iniziata dai fenici), si può optare per una visita guidata presso la nostra salina.





Per info e prenotazioni visite guidate:
[ Tel. Rossana: 320 7961240 | Mail: salinacalcara@gmail.com |Transfert: 328 3775895 ]
[ Sito: www.salinacalcarapaceo.eu ]


Salina Calcara di Trapani e Paceco - Foto panoramica

Saline di Trapani e Salina Calcara

Le Saline di Trapani rappresentano un’occasione unica di conoscere ecosistemi naturali che hanno coinvolto tanti visitatori nell’arco di decenni.
Unico e straordinario nel suo genere è l’ecosistema incontaminato della Saline di Trapani, essendo parte di una più ampia Oasi WWF, offre possibilità irripetibili di osservazione sia per la particolarità delle specie presenti nel parco naturale, che per l’ambiente pittoresco che ne fa da scenario.

La Riserva naturale delle Saline di Trapani e Paceco, in quanto zona umida di notevoli dimensioni, ha tutte le caratteristiche ambientali di una laguna salmastra e come tale attira numerose specie di uccelli rari

Negli ultimi anni sono state censite circa 170 specie diverse di uccelli, tra cui fenicotteri, aironi, cicogne e gru, che frequentano la zona lungo l’intero arco dell’anno.

L’Oasi WWF delle Saline di Trapani è parte di un Sito d’Importanza Comunitaria (SIC ITA010007) nei comuni di Trapani e Paceco. Per un elenco completo dei Siti ambientali e delle Aree protette nella Regione Sicilia, consultare la seguente pagina: Elenco  SIC ZSC ZPS della Regione Sicilia.



La Fauna

L’area della riserva naturale di Trapani e Paceco, compresa la Salina Calcara, riveste un particolare interesse ornitologico in quanto costituisce una area di sosta sulla rotta delle migrazioni verso l’Africa.
Considerando sia le specie di fauna nidificanti che quelle svernanti sono state censite 208 differenti specie di uccelli tra cui l’avocetta, il fenicottero, la spatola, l’airone bianco maggiore, la garzetta, il tarabuso, il gabbiano roseo, il martin pescatore, il falco di palude, il cavaliere d’Italia, il fraticello, il fratino, la calandrella e varie specie di anatidi. Sono inoltre presenti numerose specie di insetti rari quali:

  • coleotteri Cephalota, che sono tre sottospecie della sottofamiglia Cicindelinae che colonizzano le superfici asciutte e incrostate di sale;
  • gli ortotteri Tessellana, Platypigius, Pterolepis e Incertana;
  • la farfalla Orgyia dubia arcerii, lepidottero della sottofamiglia Lymantriinae, strettamente legato all’ambiente litoraneo delle saline, ed in particolare al salicornieto dove crescono le sue piante nutrici;
  • sempre legata al salicornieto la presenza di alcune specie di eterotteri della famiglia Miridae.


La Flora

L’ambiente della salina, fortemente salmastro, ospita una flora con numerose specie erbacee o arbustive adattatesi alle condizioni ambientali estreme che questa area presenta.
Lungo gli argini delle vasche prosperano in particolare diverse specie di Chenopodiaceae (dei generi Salicornia, Arthrocnemum, Halopeplis, Halocnemum, Suaeda, Salsola, Atriplex e Beta); tra di esse meritano un cenno particolare la salicornia strobilacea, specie suffruticosa descritta in poche altre stazioni in Sicilia e Sardegna, e la salicornia amplessicaule.
Tra le altre specie significative vanno segnalate:  l’enula marina; il cosiddetto fungo di Malta, una pianta parassita presente in Italia, oltre che in quest’area, è presente in ristrette aree costiere della Sardegna e della Basilicata.
Altri endemismi meritevoli di menzione sono il limonio delle saline, l’euforbia delle Baleari, varie specie di Limonium, la cressa, la panocchina delle saline, l’erba da chiozzi spiralata e il limoniastro cespuglioso.




Per info ed escursioni:
[ Tel. Rossana: 320 7961240 | Mail: salinacalcara@gmail.com ]


Salina Calcara di Trapani e Paceco - Panoramica Saline

Struttura e funzione delle Saline

Le Saline della Sicilia occidentale comprendono essenzialmente quattro ordini di vasche dalla forma rettangolare irregolare, dovuta alla conformazione naturale del luogo, e le cui grandezze e profondità diminuiscono all’aumentare dell’ordine stesso; inoltre il numero delle vasche varia in funzione del territorio di ogni salina e della produzione a cui questa mira.
Viste dall’alto, o su di una piantina, si presentano come una scacchiera variopinta con bacini separati gli uni dagli altri da canali.
Il primo ordine di vasche comprende la “fridda”, un’ampia e profonda vasca separata dal mare da una doppia fila di conci di tufo “cantuna” di Favignana, legati e isolati da fango, che prende il nome di “traversa”.
Nella “fridda” che può trovarsi in prossimità del mare oppure distanziata da questo, ma collegata tramite un canale, l’acqua entra dall’apertura di una chiusa “putteddra” sfruttando il gioco delle maree.
Al secondo ordine appartengono i vasi di “acqua crura” o retrocalde e il “vasu cultivu o di guvernu”.
Nei primi, l’acqua proveniente dalla “fridda” viene pompata dal mulino a vento poichè il loro livello è superiore a quello del mare. In queste vasche, per effetto dell’evaporazione spontanea dell’acqua, la salinità aumenta passando dai 3,5°-4° Bè agli 8°-10° Bè.
Il “vasu cultivu” ha funzione di riserva, in quanto l’acqua, detta “acqua matri”, in esso contenuta svolge la funzione di diluente, quando nelle vasche successive i sali precipitano anticipatamente, e di lievito per le campagne seguenti. Le sue acque hanno una salinità di 10°-12° Bè.



Nelle vasche appartenenti agli ordini appena elencati viene praticata la piscicoltura, poiché in esse il grado di salinità è prossimo a quello del mare, consentendo così ai pesci di svolgere il loro ciclo di vita in un habitat quasi naturale.
Al terzo ordine appartengono le vasche mediatrici, dette appunto “ruffiana e ruffianeddra” per la loro posizione intermedia tra il “vasu cultivu” e le “caseddri”, unite tra loro dal “canale d’acqua crura”, in queste vasche la salinità raggiunge i 16° Bè.
L’ultimo ordine è costituito dalle vasche “cauri”, in cui “l’acqua fatta”, attraverso il processo di evaporazione, raggiunge unsa salinità pari ai 18°-20° Bè. Intanto che l’acqua fatta passa da una caura all’altra, dalle dimensioni sempre minori, deposita i sali addensati riducendo il proprio volume. Accanto alle “cauri” troviamo le vasche servitrici “sintine”, introdotte in tempi più recenti, per l’equa distribuzione dell'”acqua fatta” nelle caselle salanti, qui il grado di salinità raggiunge i 22°-24° Bè.
Ai quattro ordini di vasche seguono le caselle salanti, dette “caseddri”, in cui la salinità è di 25°-26° Bè, che si distinguono dalle precedenti per la loro forma quadrilatera regolare, dal fondo piano ed impermeabilizzato, disposte l’una accanto all’altra e affiancate da uno spiazzo “ariuni”, dove viene accumulato il sale raccolto nelle “caseddri”.
Separano una vasca dall’altra i “vrazza” (argini) aventi le stesse caratteristiche della “traversa”, ma di larghezza e altezza minore.
Nelle vasche appartenenti agli ordini successivi al secondo, l’acqua giunge alle vasche sfruttando la prendenza naturale del suolo e non più il mulino a vento o le pompe.


Per info e prenotazioni visite guidate:
[ Tel. Rossana: 320 7961240 | Mail: salinacalcara@gmail.com ]
[ Sito: www.salinacalcarapaceco.eu ]


Salina Calcara di Trapani e Paceco - Mappa Saline

Cenni storici sulle Saline di Trapani

Cenni storici sulle Saline di Trapani. Le origini

Le più importanti ed antiche saline d’Europa si estendono lungo il litorale di Trapani e Marsala.
Particolari condizioni geo-morfologiche e ambientali, la costa bassa e ampiamente pianeggiante, la particolare salinità del mare, insieme all’alternarsi di condizioni climatiche, siccità estiva e frequenza di venti freschi, consentirono l’ubicazione delle saline nel litorale della Sicilia sud-occidentale.
Probabilmente le prime saline a Trapani vennero impiantate dai Fenici nel V secolo a.C.
Secondo il geografo arabo Al-Abu Abd Allah Muhammad, più noto con il nome di Idrisi o Edrisi, fin dal XII secolo 1154 si estendeva una grande salina dalla periferia di Trapani alle falde del monte San Giuliano.


Saline di Trapani - Ingresso Salina Calcara di Trapani e Paceco
Saline di Trapani – Ingresso Salina Calcara di Trapani e Paceco


Ma è nel XV secolo, con gli Aragonesi, che si afferma l’industria del sale trapanese favorita anche dalla posizione geografica del porto, tappa obbligatoria degli scambi commerciali tra la Spagna e i vari centri del Mediterraneo.
Le prime notizie documentate sulle saline risalgono al 1351 quando il medico trapanese De Naso ricevette in concessione la Salina Grande, come ricompensa per le prestazioni mediche effettuate durante la pestilenza del 1346.
Altre saline vennero concesse tra il 1451 e il 1490, come la salina S.Teodoro, Morana e Reda, quest’ultima fu il primo esempio di installazione di un impianto di piscicoltura.
Il commercio del sale, dopo l’annessione della Sicilia alla corte spagnola di Ferdinando I (1412), attraversa un periodo di crisi dovuto al cambiamento della situazione politica.
La successiva caduta di Costantinopoli e la scoperta dell’America (1492) influirono ancor più negativamente sull’economia trapanese, in quanto il porto di Trapani assunse una posizione di secondo piano.
Secondo il Trasselli alla fine del XVI secolo nell’area a sud di Trapani vi erano 16 saline in funzione con una produzione complessiva di circa 56.000 salme di sale.
Ma nel 1624 l’economia siciliana, e trapanese in particolare, venne danneggiata da un’epidemia di peste bubbonica, propagata da alcuni marinai provenienti dalla Tunisia, che provocò la chiusura del porto di Trapani e di conseguenza il blocco del commercio del sale, che dal 1625 al 1630 rimase invenduto.


Saline di Trapani - Salina Calcara di Trapani e Paceco - Cumuli di sale durante raccolta
Saline di Trapani – Salina Calcara di Trapani e Paceco – Cumuli di sale durante raccolta


Nei primi anni del XVIII secolo, durante la dominazione sabauda e austriaca, il commercio del sale alterna momenti di crisi a momenti di grande splendore che portarono alla costruzione nel 1730 di altre saline, come la Galia, la S. Francesco e la Ronciglio.
Nella seconda metà del XVIII secolo, dopo l’indipendenza del regno di Napoli, l’industria del sale incrementò lo sviluppo commerciale, favorito anche dall’apertura dei mercati dell’Europa nord-occidentale.
Nel XIX secolo la Sicilia conquista i mercati del Lombardo-Veneto, e l’area coltivata a salina venne ulteriormente ampliata tanto che nel 1818 erano 25 le saline in funzione, vennero infatti impiantate le saline di Sant’Alessio, Paceco la Nuova, Settebocche e Uccello Pio.
Nello stesso anno vi fu un tentativo da parte del governo di Napoli di monopolizzare le saline trapanesi, ma grazie ad una supplica fatta dai proprietari delle saline al Re le saline potevano essere cedute soltanto dietro equo indennizzo.
Nel 1840 l’economia siciliana, grazie all’abolizione del dazio, incrementò l’attività produttiva delle saline che divennero così 31.
Nel territorio di Trapani esistevano 20 saline e le restanti 11 erano ubicate nel territorio di Marsala. Con lo sviluppo del centro urbano trapanese varie saline, come la Modica, Milo, Garaffo, Collegio e Brignanello furono trasformate in aree edificabili.  Nel periodo compreso tra la fine dell’800 e i primi del ‘900 l’industria del sale attraversò un periodo aureo, perchè libera dai controlli del monopolio dello Stato italiano.
Con lo scoppio delle due guerre si ha un calo della produzione del sale, che torna a crescere dopo la fine del conflitto mondiale.
Nel 1922, su ha l’unificazione della saline sotto un’unica società, la SIES (Società Italiana Esportazione Sale) che gestiva 41 saline delle 51 esistenti nel trapanese.
Dopo un periodo di crisi dovuto all’apertura delle saline asiatiche, che impedirono l’esportazione del sale trapanese nei mercati europei, nel 1956 si costituì la SIES S.p.A. (Società Industriale Estrazione Sale), che era un consorzio fra i maggiori proprietari, con l’intenzione di migliorare i mezzi di produzione e la struttura delle saline e riconquistare i mercati del sale.
Alla fine del 1963 la SIES iniziò a produrre a pieno ritmo, ma l’alluvione del 1965 oltre a distruggere il prodotto, provocò l’interramento della saline tanto che per la cattiva qualità del sale misto a fango il prodotto dei successivi due anni rimase invenduto con grave perdita per l’economia trapanese.


Saline di Trapani - Salina Calcara di Trapani e Paceco - Veduta aerea
Saline di Trapani – Salina Calcara di Trapani e Paceco – Veduta aerea


L’alluvione del 1968 stroncò definitivamente gli sforzi compiuti dalla SIES, che fu costretta ad essere messa in liquidazione.
“Le Saline di Trapani” è il nome della nuova società che fu formata nel 1974 per rilevare la SIES e che gestì le saline fino al 1980, anno in cui la SIES riprese la sua attività produttiva, portando il sale trapanese in tutti i mercati europei.
La SIES, che opera su una estensione di circa 350 ettari con una superficie salante di 40 ettari, attualmente gestisce 12 saline, come la Galia Nuova, Morana, Paceco-Adragna, Alfano, Ronciglio, Paceco Poma, Vecchiarella, Reda, Vecchia, Moranella, Cantoni e Zavorra. Le altre saline, che abbinano la produzione del sale a quella del pesce, rimangono a conduzione tradizionale.


Saline di Trapani - Salina Calcara di Trapani e Paceco - Salicoltura e cunuli di sale
Saline di Trapani – Salina Calcara di Trapani e Paceco – Salicoltura e cunuli di sale


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