Museo e attrezzi della Salicoltura

L’area del Museo del Sale e Salicoltura ha lo scopo di far conoscere le antiche attrezzature per la raccolta artigianale del sale marino integrale presso le Saline di Trapani, ovvero la Salicoltura tradizionale, così come si svolgeva nei secoli passati fino a inizio ‘900. Proprio per questo motivo la Salina Calcara di Trapani e Paceco, oltre ad essere una riserva naturale protetta come Oasi WWF, è anche un parco tematico di valenza storica.



Nell’organismo della salina sono basilari alcuni attrezzi che permettono al salinaro di compiere il lavoro in modo migliore. Alcuni di questi attrezzi sono in parte semplici e di forma rudimentale, ed altri complessi.
Oggi molti di quegli attrezzi di lavoro utilizzati un tempo dai vecchi salinari sono in disuso e alcuni accuratamente conservati presso il Museo di Salicoltura della Salina Calcara ed esposti anche presso il Museo del Sale di Nubia. Tra gli attrezzi semplici ricordiamo:


Oltre agli attrezzi già descritti, nelle Saline ne vengono usati altri più complessi, tanto da essere delle vere e proprie macchine.

Uno di questi è la “Spira” (o vite di Archimede) avente forma cilindrica, in legno, realizzata dallo incastro successivo di piccole tavolette “dduva”, consolidate poi da cerchi di ferro “cicca”; il tutto chiamato “foraru” poi incatramato per meglio resistere all’azione corrosiva dell’acqua salsa. Nella parte interna trova posto una vite elicoidale, anch’essa in legno.
La spira viene collocata in una camera “cammara da spira” realizzata in conci di tufo e collegata agli altri elementi che ne permettono il funzionamento. Essa è utilizzata per aspirare l’acqua dai bacini di raccolta al punto di massimo livello della salina e viene azionata da mulini o motori a scoppio. Oggi viene utilizzata in piscicoltura per effettuare il ricambio d’acqua nei bacini di allevamento.

Fino ad alcuni anni fa le spire venivano azionate da Mulini a vento. Questi mulini, detti mulini a stella “mulini a stiddra”, per la forma delle pale, si compongono principalmente di due parti: una parte esterna che è costituita da una struttura in muratura “turri du mulinu”, realizzata in tufo, di forma cilindrica, su cui si innesta la cupola“cubbulinu”; l’ossatura è realizzata in legno di castagno e foderata nella parte esterna da lamiera zincata e una parte interna costituita da vari ingranaggi.

La parte meccanica è composta da una struttura girevole che permette il funzionamento del mulino ed il suo bloccaggio. 
L’operazione di orientamento del mulino “puttari u mulinu a ventu” nella direzione voluta dal mulinaro, si basa su un dispositivo di frenaggio che si trova all’interno del mulino e su dei robusti pali di ancoraggio “buttuna di legno” infissi all’esterno della torre. La struttura della velatura ha una superficie portante di mq. 15 circa e compie una ventina di giri al minuto.

Le grosse pale in legno “‘ntinni” sono innestate su una trave “cilindru” anch’essa in legno, che fuoriesce dalla cupola. Le pale, in numero di sei, sono di forma trapezoidale; su di esse il mulinaro stende un telo bianco“cuttunina” che, investito dal vento, fa ruotare le pale. La velatura si può ridurre a seconda dell’intensità del vento.

Negli anni ’50 al mulino olandese subentrò il Mulino americano. Sul vecchio mulino a stella, mancante della cupola, si innalza un tubo in ghisa attorno al quale vengono costruiti i meccanismi per il funzionamento ed il bloccaggio del mulino, “casteddru”
Le pale, in numero di 24, sono in lamiera zincata. Una ruota dentata nella quale viene innestato il pignone della spira si trova alla base del mulino.

La pala con cui si raccoglieva il sale dalle vasche è stato sostituito da un mezzo simile all’aratro, un nastro trasportatore viene oggi utilizzato al posto delle ceste di canna (“cartedde”) di 25 o 30 Kg. caricate un tempo sulle spalle degli uomini o in gobba ai muli, le pale dei mulini da pompe a gasolio o elettriche, mentre il fondo delle vasche è rullato da macchine schiaccia sassi al posto del rullo di legno o di pietra tirato a mano. Tutti questi attrezzi antichi di salicoltura trapanese sono immortalati nella nostra galleria di foto documentali.


Salina Calcara di Trapani e Paceco - Foto Panoramiche di Francesca Gabriele

Salina Calcara di Trapani e Paceco – Foto Panoramiche di Francesca Gabriele


Per info e prenotazioni visite guidate:
[ Tel. Rossana: 320 7961240 | Mail: salinacalcara@gmail.com ]
[ Sito: www.salinacalcarapaceco.eu ]